
Com'è consuetudine da anni nel nostro paese, il mese di
settembre segna la fine delle vacanze estive, la ripresa del lavoro e, per gli studenti italiani,
l'inizio di un nuovo anno scolastico: questo autunno in particolare, il rientro degli alunni tra i banchi dei vari istituti è stato segnato da un vicenda che mette bene in risalto i profondi cambiamenti che ha subito, per effetto dei fenomeni migratori, la composizione della popolazione studentesca italiani. La consueta cronaca sul primo giorno di scuola è stata infatti messa in secondo piano dalla
vicenda della scuola araba di via Quaranta a Milano: lo scorso 7 settembre il comune del capoluogo lombardo ha ordinato la
chiusura per “motivi igienico sanitari” dell'istituto dove da ormai sei anni studiavano almeno 500 bambini, quasi tutti di origine egiziana. Ovviamente questo ha dato il via ad una serie di proteste (ancora tutte da risolvere) da parte dei genitori dei ragazzi, per nulla intenzionati ad accettare la proposta del provveditore milanese agli studi e
iscrivere i rispettivi figli alle scuole italiane, nonostante la promessa dell'attivazione ad hoc di speciali lezioni di lingua araba.
Una realtà quella milanese che esemplifica e ben rappresenta l'incremento degli studenti di origine straniera registratosi nel nostro paese negli ultimi anni: se -come abbiamo potuto rilevare nella scorsa edizione Mondomigrante - il lavoro è un elemento fondamentale per l'inserimento degli adulti extracomunitari nella nostra società, un ragionamento analogo si può fare per i giovani e la scuola. Qual'è quindi allora la situazione relativa all'inserimento degli alunni stranieri nelle scuole del comprensorio del Comune di Carrara? Secondo l'Assessore alla Cultura e all'Istruzione Andrea Zanetti, “Non esiste una particolare problematicità in questa materia”: la peculiarità del territorio apuano è sicuramente l'alta percentuale di studenti stranieri iscritti all'Accademia di Belle Arti di Carrara, grazie alla quale nel comune arrivano (stabilendosi anche spesso in via definitiva e mettendo su famiglia) cittadini provenienti da paesi solitamente poco rappresentati nella comunità dei migranti che si trasferiscono nel nostro paese. Il caso più significativo è sicuramente quello dei coreani, poco “presenti” in Italia, ma che, grazie all'attrattiva della scultura, arrivano in percentuali importanti a Carrara. Casi specifici a parte, l'Assessore Zanetti ha voluto sottolineare il lavoro fatto dalle istituzioni locali per formare mediatori linguistici e culturali: “i primi intervengono, ovviamente, nei casi in cui è necessaria un'integrazione per lo strumento comunicativo più diretto, la parola” ha spiegato Andrea Zanetti “i secondi, invece, sono di grande importanza per aumentare la proposta di interculturalità negli istituti scolastici e non solo”.
E proprio con l'opera delle istituzioni si collega e si integra quella svolta dagli istituti scolastici di vario grado presenti nel comune: come ha sottolineato ai microfoni di Mondomigrante la Dottoressa Tiziana Riccobaldi, dirigente del primo circolo didattico di Carrara, operatori dell'istruzione e amministratori locali si sono trovati d'accordo sul fatto che, per facilitare l'integrazione e favorire il multiculturalismo, il mondo della scuola e quello delle istituzioni debbano lavorare in simbiosi, sviluppando progetti rivolti non solo agli alunni stranieri ma a tutta la popolazione scolastica, non solo ai bambini ma anche agli adulti. Un'esigenza nata dal costante aumento del numero di studenti stranieri tra i banchi delle scuole comunali, una cifra che negli istituti del primo circolo diretti dalla Dottoressa Riccobaldi, tocca quest'anno il 6% del totale popolazione scolastica, con 32 iscritti alla primaria e 17 nella scuola dell'infanzia. Studenti per cui, ha sottolineato la stessa direttrice, “non ci sono norme di iscrizione particolari: gli istituti non sono tenuti a chiedere il permesso di soggiorno ed è sufficiente la normale documentazione che presentano i bambini italiani. Noi siamo scuola dell'obbligo, ci occupiamo di minori, di bambini che si iscrivono a scuola e che hanno il diritto – indipendentemente dalla loro nazionalità - di avere un'istruzione”.
Nessun documento speciale né tanto meno programmi “speciali”, che servirebbero soltanto – dicono all'unisono la Dottoressa Riccobaldi e l'assessore Zanetti – a far pesare, in negativo, le differenze. “Lo studente straniero è accomunato a quello italiano: sono entrambi bambini e alunni di una scuola, cittadini e persone” ha detto la dirigente del primo Circolo, specificando comunque l'esistenza di programmi ad hoc per sanare eventuali gap linguistici o altri divari che impediscano il normale percorso scolastico. Ad esempio delle politiche per l'inserimento attuate di comune accordo da scuola e istituzioni, la Dottoressa Riccobaldi ha citato l'esperienza fatta nelle classi con i mediatori culturali: questi specialisti, formati ad hoc dalla provincia, “hanno portato nella scuola usi, costumi, abitudini antropologiche dei loro paesi di origine”. Un progetto che ha riscosso l'entusiasmo e l'interesse dei bambini del primo circolo che, “hanno potuto toccare con mano esperienze di vita concrete, in cui sono stati coinvolti anche i genitori”