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Il lavoro come strumento di integrazione
Nonostante le diffcoltà introdtte con la Bossi-Fini e la Legge Biagi, l'occupazione resta
Com'era già accaduto nella scorsa edizione, anche quest'anno Mondomigrante torna ad occuparsi di uno dei temi più scottanti legati al mondo dell'immigrazione, vale a dire il problema dell'occupazione: a partire dal giugno 2002, con l'approvazione della legge Bossi Fini, il posto di lavoro è diventato infatti uno dei requisiti indispensabili per i cittadini extracomunitari che intendano entrare e rimanere legalmente nel nostro paese. La sesta edizione di Mondomigrante ha affrontato il problema proponendo agli ascoltatori di Contattoradio due punti di vista, diversi e complementari: il primo, di stampo tecnico-sindacale è quello di un addetto al settore immigrazione della Cgil; l'altro, più personale, riguarda l'esperienza di un migrante arrivato anni fa nel comune di Carrara.


Barbara Marcuccetti, addetta allo sportello immigrazione della Camera del Lavoro di Massa-Carrara, ha proposto ai nostri microfoni un'interessante riflessione che tiene conto dell'interazione tra la normativa sull'immigrazione (la legge Bossi-Fini), la riforma del lavoro del 2003 (la cosiddetta legge Biagi) e le peculiarità del territorio apuano. Secondo l'esperienza maturata “sul campo” le due leggi – entrambe di recente approvazione – complicano il processo di regolarizzazione degli immigrati, riuscendo al tempo stesso a rendere le cose più difficili anche ai datori di lavoro italiani interessati ad assumere. Per quanto riguarda il territorio apuano in particolare, i problemi più pesanti riguardano gli stranieri assunti nel settore lapideo e metalmeccanico: questi, ha raccontato la sindacalista della Cgil, lamentano di essere sottopagati e di operare in condizioni di poca sicurezza. Proprio la legge Bossi-Fini, ha sottolineato ancora Barbara Marcuccetti, espone i migranti a facili ricatti, visto che qualsiasi denuncia da parte loro metterebbe a rischio il posto di lavoro, indispensabile a ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno.

Negli ultimi anni, secondo l'analisi della Camera del Lavoro di Massa-Carrara, si è evidenziata poi con particolare drammaticità la situazione di un'altra categoria di lavoratori stranieri, vale a dire quella delle badanti. “Sono soprattutto donne e vengono esposte a ogni tipo di ricatto e sopruso” ha spiegato Barbara Marcuccetti “In provincia di Massa-Carrara c'è stato incremento di lavoratrici che provengono dall'est dell'Europa – soprattutto dalla Romania - e anche dall'America Latina. Spesso sono assunte in modo irregolare e quando non è così vengono sfruttate: alle badanti infatti viene garantito vitto e alloggio, una condizione che permette ai datori di lavoro di impiegarle praticamente 24 su 24, nonostante il contratto preveda meno ore”.

Problemi questi che affliggono le persone che un lavoro sono riuscite a trovarlo e che in un certo qual modo hanno superato la fase indubbiamente più dura, quella dei primi mesi in Italia: “Molti ci raccontano di essere arrivati con la convinzione che qua le cose fossero migliori” ha spiegato Barbara Marcuccetti “Scoprendo poi con grande delusione che la realtà italiana è molto difficile.”

Una riflessione, quest'ultima, che emerge con forza anche dalle parole di Gezil Qazimi laureato in agraria ed ex dipendente del ministero dell'Agricoltura albanese, arrivato in Italia qualche anno fa con tutta la sua famiglia. “Prima di partire, l'Italia ai nostri occhi era un sogno: la realtà che abbiamo trovato è stata però ben diversa” ha raccontato ai microfoni di Mondomigrante il Signor Qazimi. “Inizialmente facevo un lavoro manuale, ero l'uomo tutto fare in un campeggio: per sei mesi con la mia famiglia siamo stati ospiti nel centro di accoglienza della Croce Rossa a Marina di Massa. Dopo, ci hanno dato un permesso di soggiorno provvisorio”. Usciti dal centro, ricorda ancora Gezil Qazimi è iniziato il periodo più difficile: era necessario che lui e sua moglie trovassero un impiego, in modo da mantenere la famiglia e ottenere i documenti necessari alla permanenza in Italia, ma le Istituzioni non hanno fornito loro alcuni tipo di assistenza. “Solo la Croce Rossa ci è stata vicina e ci ha aiutato a trovare una casa e un lavoro”. Oggi Qazimi fa l'operatore mentale alle dipendenze di una cooperativa impegnata nei servizi sociali in provincia di Massa-Carrara: dal suo racconto emerge che proprio il posto di lavoro è stato lo strumento che ha permesso a lui e alla sua famiglia di integrasi nella comunità locale.

 
08.09.05 ore 17:27
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