
Dal momento in cui sono diventati realtà e si sono mostrati agli occhi dei cittadini, i centri di permanenza temporanea sono diventati per molti il
simbolo di una gestione davvero “poco umana” del problema immigrazione da parte del governo. Le entrate irregolari in Italia non sono comunque un argomento di facile risoluzione: l'esistenza stessa o la trasformazione dei Centri di permanenza temporanea sono diventati
temi di accesi dibattiti anche all'interno della sinistra italiana. La discussione in corso è ben rappresentata dalla differenza di vedute tra il Segretario di Rc
Fausto Bertinotti e il Presidente Ds
Massimo Dalema, che alla Festa regionale dell’Unità si sono confrontati sul contenuto del
documento redatto dai 14 presidenti di Regione l'11 luglio scorso, proprio in merito ai Cpt; se per il leader di Rifondazione le strutture andrebbero abolite per la loro inefficacia e per il loro carico di storture etico-sociali, l'ex Presidente del Consiglio appoggerebbe invece un cambiamento nella concezione dei Centri stessi, rendendoli dignitosi luoghi di vita e di inserimento, operazione nella quale potrebbero avere un ruolo importante Regioni progressiste come Toscana o Emilia Romagna.
Anche al meeting antirazzista di Cecina, che si è svolto dal 16 al 23 luglio, le problematiche legate ai CPT sono state dibattute durante l'incontro dal titolo "Immigrazione e Asilo: è possibile un'alternativa?". In quel contesto è apparso ancora più chiaro il quadro complessivo delle posizioni nel centro sinistra, consolidando l'impressione data dallo scambio di vedute tra Dalema e Bertinotti. Associazioni e movimenti, insieme a Verdi, Prc e Comunisti Italiani chiedono la chiusura definitiva e si oppongono a ipotesi di umanizzazione; DS e Margherita pensano ad una riforma, ricercando un miglioramento delle condizioni di accoglienza. Tra chi chiede un cambio radicale di strategia c'è Maurizio Musolino del Partito dei Comunisti italiani, che sintetizza la posizione del suo partito augurando la chiusura dei CPT in tempi rapidi, come daltronde sostengono anche i Presidenti delle Regioni.
Più possibilista è invece la posizione di Ali Baba Faye, responsabile nazionale dei Ds per l’immigrazione, che chiede di introdurre nuovi criteri per differenziare il periodo d'accoglienza e per renderlo, ovviamente, il più umano possibile. Secondo Faye sarebbe fondamentale, ad esempio, offrire un diverso percorso ai rifugiati politici e in generale a chi arriva in Italia per sfuggire a situazioni socio-politiche rischiose per se e per i propri cari.
La redazione di MondoMigrante ha evidenziato quanto il problema sollevato dall'esponente Ds trovi conferma anche in casi locali: Jabar, rifiugiato politico stabilitosi nella provincia di Massa-Carrara, ha vissuto anche l'esperienza dei CPT e ne evidenzia tutta la carica non dichiaratamente “detentiva”. Jabar è daccordo con le proposte avanzate da Ali Baba Faye sulla differenziazione dei casi, anche se sposa nella sostanza la tesi azanzata dalla sinistra più radicale: come ha provato sulla sua stessa pelle, l'arrivo degli immigrati è quasi sempre preceduto da viaggi massacranti in condizioni malsane e il metodo di accoglienza risulta un segno importante di distensione psicologica, dopo la fuga dalle precarie condizioni di vita nel paese d'origine.