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Il terrorismo si combatte con il dialogo
Dopo la terribile serie di attentati messi a segno dalla rete di al Quaeda nel mese di luglio, si alza il livello di tensione nei confronti dei migranti islamici. Nella terza edizione di Mondomigrante, i pareri e le opinioni di alcuni cittadini stranieri che vivono nel territorio apuano
A seguito degli attentati messi a segno dalla rete terroristica internazionale nel mese di luglio, la terza edizione di Mondomigrante, andata in o­nda dopo quei tragici eventi, è stata incentrata sul tema della questione-terrorismo. In particolare, attraverso le voci degli immigrati che da tempo vivono nel comune di Carrara, la redazione ha tentato di capire quali sono le sensazioni dei cittadini musulmani, in un a fase in cui l'Islam è sicuramente al centro dell'attenzione pubblica internazionale.

Le stragi di Londra (il 7 e il 21 luglio) e quella di Sharm el Sheik (il 23 luglio) e le minacce rivolte nei confronti dell'Italia, hanno alzato il livello di tensione anche nel nostro paese, tanto che proprio in quei giorni il governo si  è dotato  – non senza polemiche - di speciali misure per prevenire eventuali attentati.

Un clima difficile, che che ha avuto tanto inevitabili quanto pesanti ricadute sui rapporti con il mondo islamico e, in particolare, con i musulmani che vivono sul nostro territorio. Proprio nei giorni successivi agli attentati, la comunità musulmana locale ha organizzato a Carrara un dibattito su questo tema, per instaurare un proficuo dialogo interculturale e mettere in chiaro le distanze che esistono tra cultura islamica e terrorismo.

Come ha spiegato ai microfoni di Mondmigrante Zena Koudsi della Comunità islamica di Massa-Carrara, l'iniziativa mirava a chiarire la posizione dei cittadini di fede islamica in merito alla questione terrorismo: “Siamo contrari. Non si possono giustificare in alcun modo quelle azioni” ha spiegato Zena “I terroristi agiscono male perché pensano male. Il Corano è contrario alla violenza: questo è quanto ci racconta il nostro Imam nei suoi sermoni”.

Una posizione, quella espressa da Zena Koudsi, condivisa non solo tra i musulmani residenti nella nostra zona ma anche da tutte le comunità e le associazioni dei Migranti presenti nel territorio apuano. “Il terrorismo non è un fatto religioso, è un fatto personale” ha dichiarato ai microfoni di Mondomigrante Milagros, dell'Associazione Fasim, (Forum Associazione Sociale Intercultura e Mediazione) chiarendo, in riferimento alle azioni dei terroristi, che “chi fa queste cose non può farlo in nome di Allah, perché gli estremisti non rappresentano tutti i musulmani: sono solo dei fuori di testa e degli esaltati.”

Pareri e opinioni che chiariscono i vari punti di vista e le diverse sfaccettature di quello che è senza dubbio il tema del momento:  ma c'è un punto su cui le dichiarazioni di Zena Koudsi, di Milagros e di molti altri migranti  inevitabilmente convergono, vale a dire, la necessità di costruire un dialogo tra culture per dare modo a tutti di conoscere l'altro e riuscire a vivere così in armonia.

 
28.07.05 ore 18:15
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