
L'associazione presieduta da Mariano Mingarelli cerca da tempo di riportare all'attenzione dell'opinione pubblica sul problema palestinese, fortemente trascurato dai media nonostante la sua urgenza. Gli eventi internazionali che si stanno sviluppando, sostiene Mingarelli, mettono molto
a rischio la sopravvivenza stessa della società civile palestinese. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, il recente ritiro dell'esercito israeliano dalla striscia di Gaza non ha portato ad una fase di maggiore tranquillità in Palestina:
il muro continua ad essere costruito, mentre l'occupazione e l'ampliamento degli insediamenti israeliani si fa ogni giorno più devastante. Il problema necessita quindi di un intervento il più rapido ed incisivo possibile, a maggior ragione se si pensa che i continui conflitti stanno portando ad una disgregazione all'interno della struttura sociale palestinese. Un altro aspetto centrale screditato dai mezzi di informazione è il problema del diritto dei palestinesi alla propria patria, spesso trattato solo dal punto di vista della contrapposizione religiosa. Ad aggravare la situazione contribuisce
il velato ricatto internazionale che con l'alibi dei finanziamenti e delle sovvenzioni costringe spesso la popolazione a rinunciare a diritti e principi fondamentali. Secondo Mingarelli, in cambio degli aiuti i palestinesi si vedono difatti obbligati a diventare “amici dei propri nemici”, ad accettare l'esistenza del muro e dei check-point, nonché la sudditanza di ogni loro struttura alla corrispettiva israeliana. Tutto ciò contribuisce a mettere a rischio l'esistenza di una Palestina come entità statale, visto anche il peso relativo di cui gode l'attuale presidente
Abu Mazen che, secondo Mingarelli, rimane sempre in bilico tra la considerazione della volontà del suo popolo e l'imposizione delle disposizioni dategli da Israele. Una soluzione all'infinita diatriba è stata recentemente proposta dalla federazione degli Ebrei Europei per una Pace Giusta, che hanno richiesto l'applicazione del boicottaggio nei confronti dello Stato di Israele, sia su piano economico che istituzionale e culturale. L'
Associazione “Amicizia italo-palestinese” propone invece di prendere in considerazione sanzioni già esistenti e riconosciute dai tribunali internazionali, ma mai applicate. Quando si tratta di Israele, infatti, decisioni, proposte e giudizi del
tribunale di giustizia internazionale dell'A.I.A e dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite - gli unici due soggetti ad aver richiesto la demolizione del muro -, non vengono minimamente prese in considerazione e deboli sono i tentativi di far rispettare le risoluzioni. Di qualunque natura possano essere gli interventi per risolvere il problema, questi sono richiesti a gran voce anche da molte associazioni israeliane, che lottano per la pace assieme ai propri vicini, nonostante la loro voce non venga mai ascoltata né la loro mobilitazione anche solo citata. La
disinformazione sul tema, specialmente in Italia, porta così a credere che la questione mediorientale non raggiunga soluzione per colpa di una presunta “inaffidabilità” dei palestinesi. Gli italiani, condizionati da queste notizie inesatte, sottolinea infine Mingarelli, si dimostrano particolarmente stanchi di sentir parlare degli eterni problemi della Palestina, ed avvicinarli alla realtà è fondamentale quanto difficile. Bisognerebbe capire che
la Palestina non è soltanto un dramma storico ed umano, ma una società formata da esseri umani che producono una cultura spesso elevata, un popolo come tanti altri che ha diritto alla propria libertà ed al rispetto dei propri diritti.