
Alla luce delle recenti vicende di cronaca internazionale che hanno visto il Presidente iraniano
Mahmoud Ahmadinejad minacciare Israele - augurandosi che lo stato ebraico venisse cancellato dalle mappe politiche mondiali - e della conseguente reazione del mondo occidentale, ContattoRadio ha intervistato
Jabar Hasam, iracheno immigrato in Italia, da tempo residente a Carrara e responsabile del giornale diffuso in newsletter “
Iraq. La vera voce”. (Per chi volesse ricevere la rivista può farne richiesta, tramite posta elettronica scrivendo a
jabbar333h@yahoo.it). La pubblicazione, curata dall'associazione locale dei
Rifugiati Politici, ha da poco cercato di contestualizzare le gravi esternazioni del Presidente iraniano, proponendo un'analisi della situazione socio-politica dei paesi coinvolti.
Jabar parte da una riflessione sull'attuale governo dittatoriale iraniano, a capo di un paese che in origine, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, era stato palcoscenico di forti movimenti per la libertà, come quello che nel 1979 aveva scacciato il sovrano (lo “sha”) di Persia. I fondamentalisti religiosi che oggi siedono al governo, sostiene Jabar, sono arrivati al potere attraverso la politica di potenze occidentali, in particolar modo degli Stati Uniti, che preferirono consentire l'insaturazione di una dittatura allora “amica” pur di reprimere le forze di sinistra che stavano acquistando rilievo. In piena Guerra Fredda, l'America pose in Iran il primo di una serie di governi dispotici, quello dell'ayatollah Khomeini, assicurandosi così una forza di destra da poter schierare nello scontro con la Russia.
Il governo iraniano, secondo Jabar, non rispecchia quindi l'orientamento del suo popolo, ed è responsabile di aver alimentato il terrorismo a livello mondiale, sostenendo da sempre i partiti islamici estremisti. Non è una sorpresa, quindi, la minaccia indirizzata recentemente dal Presidente Ahmadinejad ad Israele, ma il frutto di 26 anni di governo islamico fondamentalista, che oltre a creare tensioni in politica estera ha suscitato malcontenti anche in patria, soprattutto tra la popolazione. Ad esempio di questo, basti pensare che in quasi tre decenni di dittature sono state uccise circa due milioni di persone tra pene di morte, lapidazioni (attuate soprattuto nei confronti di donne) e guerre.
Jabar ha ribadito come i popoli dei territori di Israele, Palestina ed Iran debbano quindi essere appoggiati dalla società europea nella ribellione contro i propri governanti. Anche in questi paesi, non mancano, infatti, realtà progressiste che, dall'interno, si battono per i basilari diritti negati in molti stati mediorientali e, come sottolinea Jabar, è sconcertante la continua indifferenza mostrata dalla società del vecchio continente di fronte ad anni di massacri e barbarie. L'unico sforzo mostrato dalla politica occidentale, sostiene Jabar, è stata la promozione di dibattiti tra i religiosi, ma ciò, secondo il rifugiato politico, non porterà mai risultati politici.
L'appoggio europeo ai movimenti umanitari presenti nei paesi islamici sembra quindi la soluzione migliore, anche perché altre strade rischiano solo di aggravare la situazione, portando ad un'ulteriore crisi economica e ad un regresso delle società mediorientali. L'embargo posto all'Iraq dagli Stati Uniti, ad esempio, ha causato la morte di un milione e mezzo di persone, ovvimante tra le facsie più deboli della popolazione. Nell'esporre questo appello alla solidarietà internazionale, Jabar ha indirizzato la sua richiesta in particolare a “quei partiti che si dicono di sinistra”, sottolineando infine come sia israeliani che palestinesi abbiano diritto a costruire due paesi indipendenti, poiché non è tanto la terra ad essere sacra, quanto l'umanità.