
Intervistato dalla redazione,
il responsabile locale della Caritas Diocesana, Paolo Drei, ha fatto presente come, nel Comune di Carrara, si stia cercando di raggiungere soluzioni percorribili per le problematiche derivate dall'applicazione della legge, come è già avvenuto nei comuni con una maggiore presenza straniera.
Il responsabile della Caritas ha espresso i propri
dubbi riguardo all'effettiva funzionalità del decreto, portando ad esempio l'iter necessario per ottenere un permesso di soggiorno. Si era difatti arrivati a ritardi di circa sei/sette mesi, con soluzioni che sono arrivate solo dietro alle insistenze ed alle pressioni di tutte le associazioni che concorrono all'aiuto dei “nuovi cittadini”. La questura è così riuscita a ridurre i
tempi di rinnovo del permesso intorno ai 45/60 giorni, accettabili rispetto alla precedente attesa, ma ancora lontani dalla
prescrizione vigente, che prevede il rinnovo nel giro di 20 giorni.
Drei ha ricordato che, non rispettando i tempi, si creano grossi problemi per i richiedenti, quali ad esempio l'impossibilità di continuare ad usufruire di assegni familiari o di acquisire case, macchine ed altri beni che richiedono la presenza di tale certificazione.
In questo campo, la Consulta Cittadina del Comune di Carrara ha ottenuto una vittoria, risolvendo un
problema presente all'anagrafe carrarese, che emette da ora i certificati richiesti anche in presenza di rinnovo del permesso.
Per la Caritas, inoltre, permangono altri aspetti della Bossi-Fini che vanno chiariti: secondo Drei la legge sull'immigrazione sembra infatti tollerare la presenza dello straniero solo in virtù del lavoro che egli svolge. Inoltre, vista
la nuova legge sul lavoro, che estende il precariato a qualunque settore lavorativo, com'è possibile, per una persona che deve dimostrare di avere un lavoro stabile, di vedersi riconosciuti tutti i diritti tipici del cittadino italiano? L'immigrato è costretto ad accontentarsi di lavoro sommerso, affitti in nero ed altri espedienti che non lo portano ad essere riconosciuto come un cittadino a tutti gli effetti.
Solo il fatto che la legge preveda un lavoro continuativo e una certa metratura di casa, rende quasi impossibile al migrante di ottenere il permesso di soggiorno, ovvero di vedersi garantito tutto ciò che lo mantiene in vita attiva all'interno della nostra società. Paolo Drei ha infine ricordato quanto il
riconoscere agli immigrati i loro diritti sia una buona base per riuscire a pretendere che questi rispettino anche i loro doveri. Tutto ciò, ha concluso, dovrebbe essere preso in considerazione dalle istituzioni, che potrebbero quantomeno rendere la legge “più umana”, interpretandola e rispettando almeno le norme previste.
I toni si sono fatti più duri quando è stata interpellata la parte direttamente interessata: il migrante,
Elbudaliad El Samad, dell'associazione El Kandill, ha definito senza mezzi termini il permesso di soggiorno come una carta che dimostra l'esistenza dell'immigrato in una città. Senza permesso, il Migrante non esiste. Qualsiasi accesso a qualsiasi ente locale non è possibile, quindi anche solo la possibilità di avviare tutte le pratiche per avere celermente questo documento sarebbe già un favore ai “nuovi cittadini”. La richiesta dei migranti riguarda semplicemente il rilascio del permesso nei tempi previsti dalla legge. Secondo El Samad se è vero che la questione dei tempi infiniti di attesa è un problema di livello nazionale, è anche vero che la situazione migliora anche in città molto vicine alla nostra provincia. Basta osservare quanto è stato fatto, ad esempio,
alla Spezia e a Prato per rendersi conto che rientrare nei tempi previsti non è impossibile.
Queste due città hanno difatti iniziato a rilasciare il permesso di soggiorno entro i venti giorni; addirittura, alla presentazione della domanda,
viene fornito un documento su cui è scritto il giorno nel quale ci si dovrà presentare a ritirare il permesso di soggiorno